Introduzione

In questo articolo vorrei parlarvi di una storia di fotografia, ovvero una di quelle storie che non sono raccontate direttamente dalla foto, ma che riguardano quello che è successo “prima” e “dopo” il momento dello scatto. tanto per rendervi partecipi di come a volte si arrivi a consumare quella fatidica frazione di secondo affrontando una serie di invisibili difficoltà, e di come – una volta scattata la foto – segua inevitabilmente dell’altro lavoro da fare a casa al computer…ma cominciamo dal principio…


PRIMA dello scatto:
la situazione ed il contesto

La foto soprastante, da me intitolata “Un Paesaggio Difficile”, potrebbe apparire come uno scatto piuttosto semplice, peccato che nella realtà non lo sia stato per niente…

Torniamo indietro all’estate del 2018: siamo nel Sozzìne Park, a ridosso del confine fra Trentino e Lombardia, un parco divertimenti “naturale” dove io e mia moglie decidiamo di portare i bambini a svagarsi un po’: le previsioni meteo sono incerte e quindi evitiamo di allontanarci in qualche sentiero di montagna rischiando magari di beccare qualche sgrullone.

Al seguito non manca chiaramente il passeggino e tantissime altre cose: il solito mini-trasloco che si fa con i bambini piccoli anche se si esce per una sola giornata. Lo spazio limitato richiede quindi una accorta selezione dell’attrezzatura: essendo un parco a ridosso di un fiume, porto con me la mia reflex digitale con obiettivo 24-70mm e anche un filtro ND da 10 stop nella speranza di poter fare qualche lunga esposizione. il treppiedi grande purtroppo resta in albergo perché troppo ingombrante, ma riesco comunque a buttare in borsa un piccolo Manfrotto Pixi.

La giornata scorre frenetica dietro ai figli piccoli, quando ad un tratto comincia a piovere e tutti a correre a destra e sinistra cercando una copertura. Dalla finestrella di una casetta in legno per bambini ove avevamo trovato riparo, intravedo il corso d’acqua e immagino come potrebbe venire bene in foto, visto che le nuvole si stanno velocemente riaprendo. Al primo spiraglio di sole dico a mia moglie “dammi 5 minuti che devo fare una foto”; lei cerca le parole per esprimere tutta la sua disapprovazione ma resta vittima della sua stessa esitazione: un rapido “fate i bravi” ai bambini e l’interruttore della mia reflex digitale è subito su “ON”.

Giunto sugli argini del fiume, faccio due rapidi scatti di prova, con impostazioni tali da consentire di scattare a mano libera. Ne esce fuori una prima foto che però non mi soddisfa per niente…

1° tentativo a mano libera (RAW non lavorato) – ISO100 f/9 1/50sec

…ne scatto quindi subito un’altra con tempi un po’ più brevi, peccato che il risultato continui a non convincermi…

2° tentativo a mano libera (RAW non lavorato) – ISO200 f/8 1/125sec

Decido quindi di seguire un approccio completamente diverso, cercando una lunga esposizione con un filtro ND da 10 stop. Facciamo ora qualche rapido conto per capire bene cosa comporti l’uso del filtro ND: poiché l’aggiunta di 10 stop sul tempo equivale a moltiplicare 10 volte per 2, l’uso del filtro ci consente di allungare il tempo di circa 1000 volte; per questo motivo, quello che senza filtro scatteremmo ad 1/100 di secondo, arriverebbe con il filtro a circa 10 secondi di esposizione.

Effetto del filtro ND da 10 stop sui tempi di esposizione

Inevitabilmente – con un tempo così lungo – lo scatto a mano libera non è più un’opzione percorribile, perché la foto verrebbe sicuramente mossa, è quindi necessario ricorrere ad un treppiedi, ed è qui che incontro purtroppo nuove difficoltà… Il manfrotto pixi è decisamente piccolo, mancando basi d’appoggio, l’unica scelta che mi resta è quella di adagiarmi a terra con la fotocamera; come se non bastasse, il treppiedi in questione non si rivela purtroppo in grado di sostenere il peso del corpo macchina con l’ottica 24-70 montata, non posso quindi fare altro che reggere l’obiettivo con la mano, rimanendo sdraiato a terra e cercando di mantenere il tutto più fermo possibile

Ne viene fuori la seguente foto, scattata con il ragguardevole tempo di esposizione di ben 15 secondi. Da una rapida occhiata al display la trovo soddisfacente…penso che potrei forse fare di meglio ma una seconda rapida occhiata – stavolta a mia moglie – mi fa capire che il tempo è scaduto. Sistemo quindi l’attrezzatura e torno ad occuparmi della famiglia.

Scatto con filtro ND e treppiedi “sofferente” (RAW non lavorato) – ISO100 f/13 15sec

DOPO lo scatto:
il lavoro a casa

Al ritorno dalle vacanze mi ritrovo inevitabilmente con tutte le foto da sistemare, compresi ovviamente gli scatti di quel giorno. Concentrandoci ora alla nostra foto, cerchiamo di capire come portarla alla sua massima espressione: una prima rapida fase al computer è dedicata alla valorizzazione dei colori ed al bilanciamento di luci ed ombre. Nello specifico: l’acqua ed il cielo risultano eccessivamente chiari mentre gli alberi sono un po’ troppo scuri; inoltre, la foschia sullo sfondo toglie risalto alle montagne. Qualche tocco mirato permette quindi di passare da un’immagine RAW slavata a qualcosa di sicuramente più gradevole…

Prima lavorazione sullo scatto finale: ottimizzazione base (luci, ombre, colore, ecc…)

…ma non basta: vi sono infatti numerosi elementi che disturbano la mia vista; per quanto si tratti di piccoli dettagli, sono sicuro che salterebbero all’occhio di un attento osservatore. In particolare, ho la sensazione che nell’immagine diano fastidio: il fiore isolato nella parte inferiore, il cartello sul ponte, i segnali e i pali della corrente, il cestino dell’immondizia, la persona sulla panchina, i fili d’erba sul lato sinistro della foto…e per ultimo “il fantasma”: una simpatica ragazza ha scelto infatti di entrare nell’inquadratura proprio durante l’esposizione lunga, dando vita ad una sagoma dalle fattezze paranormali.

Elementi di disturbo presenti nell’immagine

Scelgo a questo punto di non fare il purista e procedo alla loro eliminazione: questa fase richiede tipicamente più tempo della precedente, ma con un po’ d’esperienza e gli strumenti giusti è comunque possibile apportare correzioni pressoché invisibili. Dopo un po’ di lavoro giungo quindi a quello che reputo il risultato finale.

Risultato Finale

A questo punto è lecito chiedersi se si potesse fare di meglio: se avessi avuto più tempo a disposizione e maggiore tranquillità vi risponderei sicuramente di sì; se però ripenso a quella specifica situazione, non credo che avrei potuto fare di più e non ho quindi alcun motivo per ritenermi insoddisfatto. Sono infatti molto affezionato a questa foto perché mi ha dato un insegnamento importante: in alcune situazioni bisogna essere rapidi-nel-decidere cosa si vuole tirar fuori da una specifica scena, fronteggiando difficoltà impreviste, come ad esempio una moglie impaziente o un treppiedi sofferente…perché sono anche fattori come questi che fanno sì che un paesaggio apparentemente semplice possa tutto d’un tratto rivelarsi “Un Paesaggio Difficile”.


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