Introduzione

In questo articolo vorrei raccontarvi una seconda Storia di Fotografia, parlandovi di quello che è successo “Prima” e “Dopo” il momento dello scatto; perché se è vero che una foto può raccontare “molto”, in realtà non racconta mai “tutto”.

Ma cominciamo dal principio…


PRIMA dello scatto:
la situazione ed il contesto

Torniamo indietro nel 2014, in un periodo in cui avevo appena cominciato a scattare foto “macro”; questa foto, da me intitolata “L’Opulenza in Leggiadria” viene scattata in quella che è forse la quarta uscita di questo tipo.

Quel giorno siamo io e Francesco Costantini, raffigurato sulla sinistra in questa foto di qualche annetto fa, tant’è che in foto io ho ancora tutti i capelli scuri mentre lui…ha ancora i capelli…

A sinistra Francesco Costantini (aka Chicco), io sono sulla destra (foto del 29/08/2004)

Come in altre occasioni, facciamo un’alzataccia, ritrovandoci pronti a scattare già alle 6 o 6.30 del mattino, questo principalmente per 3 motivi:

  1. Trovare insetti ancora addormentati, quindi più facilmente fotografabili.
  2. Approfittare dell’assenza di vento (un insetto addormentato risulterebbe comunque un soggetto in movimento se posizionato su una foglia mossa dal vento).
  3. Avere una luce – per quanto debole – comunque diffusa: a quell’ora infatti il sole non è ancora sorto da dietro le montagne (almeno in questa zona)

L’attrezzatura base che decido di portare con me è composta dalla mia fidata Canon EOS 6D con obiettivo Sigma 105mm f/2.8 Macro, un treppiedi per sostenere la macchina, un altro treppiedi leggero con morsetto (per tenere fermi gli steli con sopra gli insetti) ed il telecomando per evitare di toccare la macchina, riducendo così al minimo qualsiasi vibrazione nello scatto. La slitta micrometrica in molte situazioni può essere un validissimo aiuto, in molte altre se ne può tranquillamente fare a meno…la metto quindi negli oggetti facoltativi (la verità è che non ricordo se io l’abbia usata o meno in quella giornata).

Attrezzatura utilizzata

Rispetto alle precedenti uscite, scegliamo stavolta di cambiare posto, invece di recarci come al solito quasi in riva al fiume Aniene dopo Vicovaro, andiamo in un prato nei pressi di Mandela.

La scelta della nuova location si rivela subito fallimentare, nulla a che vedere con l’ambientazione in sé…il problema è che di insetti a disposizione ve ne sono veramente pochi e la stragrande maggioranza risulta poco interessante dal punto di vista fotografico. Gli unici soggetti “a malapena degni” di qualche scatto sono una “Cimice delle piante” (Graphosoma Italicum) ed un “Ragno Vespa” (Argiope Bruennichi).

“Cimice delle piante” (Graphosoma Italicum – Foto Francesco Costantini)
“Ragno Vespa” (Argiope Bruennichi)

Visto lo scarso interesse negli insetti trovati, cominciano farsi spazio sia la rassegnazione che la fame: la prospettiva di fare finalmente colazione al bar alla fine vince sulla brama di fotografare, rifacciamo quindi baracca e burattini e ci incamminiamo verso l’automobile, quando troviamo su uno stelo un bel brucone colorato. È la nostra ultima occasione: rimettiamo velocemente i treppiedi a terra e ci prepariamo a scattare. Il soggetto è bello sveglio ed in movimento; niente focus stacking quindi, si va con lo scatto singolo: “o la va o la spacca”.

Dei due scatti tirati fuori, soltanto il secondo si rivela particolarmente valido: il bruco si è infatti staccato con le zampette anteriori e curvandosi si mostra all’obiettivo in una posa molto interessante. Nel cogliere quel momento anche la fortuna mi assiste, il soggetto riesce infatti a rimanere pressoché immobile per un tempo sufficientemente lungo, permettendomi di ritrarlo con elevata nitidezza a 100 ISO, diaframma f/14 per un tempo di 0.3 secondi

Scatto selezionato per l’editing: RAW non lavorato 100 ISO – f/14 – 0.3 sec

DOPO lo scatto:
il lavoro a casa

Parliamo a questo punto di quello che è successo “DOPO” lo scatto; come ho avuto modo di mostrarvi e discutere anche in altri video, ritengo che la fase di elaborazione sia parte integrante ed imprescindibile del processo fotografico; vorrei quindi ripercorrere insieme a voi le tappe che hanno portato dal file RAW alla foto finale.

Per quanto sia mia intenzione rimandare tutti i dettagli (sul flusso di elaborazione) al video riportato alla fine dell’articolo, riporto nel seguito la lista degli interventi e gli ambienti (applicativi) nei quali sono stati apportati:

  • CAMERA RAW
    • Crop
    • Bilanciamento Bianco (lasciato “As Shot”)
    • Regolazione Esposizione, contrasto, luci, ombre, chiarezza, vibranza e saturazione.
    • Gradienti obliqui verso il centro (a partire da angolo superiore sinistro e inferiore destro)
    • Aumento nitidezza e riduzione rumore
    • Correzione Aberrazioni cromatiche (leggera tendenza viola)
  • PHOTOSHOP
    • Rimozione filamenti su stelo tramite selezione e “Content Aware Fill”

…per arrivare quindi al risultato anticipato all’inizio dell’articolo:

Risultato Finale

È quindi giunto il momento di concludere con il piccolo insegnamento appreso da quella giornata, ciò che alla fine ha reso questa foto speciale per me: per quanto dal punto di vista “fotografico” la mattinata fosse cominciata malissimo, offrendo un infelice Cimice delle piante ed un anonimo Ragno Vespa, proprio all’ultimo momento è uscito fuori un soggetto tanto interessante quanto inaspettato, l’insegnamento è quindi quello di restare SEMPRE PRONTI A SCATTARE, fino alla fine; perché anche quando tutto sembra perduto, può capitare un’opulenta occasione che se ne sta lì da una parte, in spensierata leggiadria.


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